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PresentazioneUdin&Jazz - Ground Zero20 giugno_10 luglio 2012XXII edizioneGround zero. Una frase che evoca un evento epocale, una immane tragedia che ha segnato, nel bene e nel male, una svolta definitiva e drastica di un'era portandoci dentro un'altra.
Contemporaneamente infatti possiamo attribuire a questa definizione un senso di tragedia e di morte così come possiamo intravvedervi i germogli della novità e della vita.
Di certo non si è trattato di un passaggio indolore, molte vittime sono rimaste sul campo, e per molto tempo un solco materiale e immateriale ha graffiato il cuore di una città e di un mondo intero.
Ma come da tutti i travagli, come da tutte le drastiche accelerazioni, alla fine sta rinascendo qualcosa di importante, di nuovo, di eccitante, forse da aggiustare e da assestare nei modi e nelle forme, ma di vivo! Questa metafora vuole rappresentare il senso di un progetto che quest'anno è particolarmente evidente nella XXII edizione di Udin&Jazz, e lo ritroverete nella varietà di stili inseriti nel programma che apparentemente hanno poco in comune, ma non è così! La voce e chitarra di uno straordinario Chris Cornell ben si affianca, come spirito e intenti, alla ballata blues di molti jazz singers d'oltre oceano, così come il sax di Pharoah Sanders attinge a radici lontanissime e profonde della musica etnica che si libera anche nel progetto dei Red Devils di Cojaniz, e così come il linguaggio battente e libero di un protagonista dell'Hip Hop come Marracash può costituire la nuova frontiera dell'improvvisazione abbinata meno alla melodia e più all'aspetto testuale.
In mezzo ci stanno altre forme musicali che hanno una costante comune nella qualità e nella creatività dal forte impatto emotivo, nella ricerca e nella cura del linguaggio che mai come oggi dovrebbe essere libero e liberatorio, come in tutte le epoche di crisi, non solo economica, che stiamo vivendo.
Chi lo sa quale sarà il codice espressivo che definiremo “nostro” nei prossimi decenni? Non lo sappiamo, ma di certo non sarà il manierismo ed il convenzionale; sarà qualcosa di forte e profondo, di rivoluzionario e intenso, che legherà indissolubilmente musicista e pubblico in uno scambio emozionale forte e diretto.
Giancarlo Velliscig, direttore artistico. |